Il Frassino Modificato il 24/06/2011 | Autore: Admin Il frassino è un’alberello di media grandezza, che può anche superare i 30 metri, anche se normalmente non va altro i 10, comunissimo in Italia e nel resto d’Europa.

Cresce fin verso i 1700 metri d’altezza e spesso si confonde in mezzo ai boschi.
frassino.jpgPoco appariscente, difficilmente si direbbe che appartenga alle Oleaceae, la stessa famiglia che comprende olivo, lillà e ligustro. E’ difficile immaginare l’importanza che ha avuto quest’albero schivo nella vita del montanaro: il suo legno duro ma resistente ed elastico è servito nella fabbricazione di strumenti di estrema importanza. Per esempio, se avete occasione di vedere vecchi sci potrete facilmente osservare come fossero fabbricati utilizzando il suo legno. Le sue radici, molto sviluppate, lo hanno reso utilissimo nei rimboschimenti dei terreni franosi. I montanari sapevano che, messe dentro le scarpe, le sue foglie facevano stancare meno i piedi nelle lunghe transumanze.
E che lo spirito di frassino, ottenuto macerando i semi nella grappa per tre settimane al sole, assieme alle bacche di ginepro e alle foglie di menta e di melissa, serviva a lenire i dolori articolari. Dal più noto orniello viene ricavato, tramite incisioni sulla corteccia un liquido zuccherino che, ha contatto con l’aria, rapprende diventando la nota manna di frassino, utilizzata come lassativo naturale nell’erboristeria. Ma è utilizzato anche per le qualità astringenti che possiede il suo infuso, che ferma la dissenteria e fa calare la febbre, e come antiemorragico: la sua corteccia appena levata dal tronco e appoggiata sulla ferita disinfetta e cicatrizza.
Un’antica usanza consigliava di lasciare una notte l’acqua raccolta in un bicchiere di frassino e di berla al mattino, per purificare il sangue. Le proprietà terapeutiche erano già conosciute da Ippocrate, guarda caso, che lo consigliava anche per la gotta, i reumatismi e le artriti, mentre la medicina medioevale lo utilizzava principalmente come diuretico e lassativo: purificava il sangue di fegato e milza, in quanto i suoi principi attivi stimolano il funzionamento dei reni.
Nella mitologia greca, romana e nordica ha avuto un ruolo cruciale: avo del primo uomo che conobbe l’uso del fuoco, le sue ninfe erano quelle invocate per chiedere la pioggia, ha generato, insieme all’olmo l’umanità. E in Scozia la sua linfa era fatta bere ai neonati e le sue fronde erano appese sopra le culle. In Svezia invece era un’entità femminile, guardiana delle fattorie e degli armenti. E’ inoltre un segno dell’oroscopo celtico e un simbolo araldico.
Umberta Riboldi




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