Agrifoglio e Pungitopo Modificato il 24/06/2011 | Autore: Admin Il significato beneaugurale dell’agrifoglio che usiamo scambiarci in occasione delle festività è noto a tutti, ma la pianta è spesso ignota, il più delle volte viene confusa con il pungitopo.

agrifoglio.jpgIl suo nome volgare, così come quello scientifico Ilex aquifolium L. deriva da due caratteristiche salienti della pianta: “aquifolium” sta per “dalle foglie acute” e “ilex” dal leccio, una sorta di quercia mediterranea a foglie sempreverdi che hanno la peculiarità di essere spinose e leggermente lobate, come quelle dell’agrifoglio. Il suo areale di distribuzione si estende dall'Europa meridionale e occidentale sino alla Germania, all’Asia minore e all’Africa mediterranea; normalmente lo troviamo associato alle faggete che coprono l’orizzonte montano tra gli 800 e i 1500 metri d’altitudine e, dove queste diradano, spesso insieme ad altre essenze forestali che necessitano di una maggior quantità di luce come l’ormai raro Tasso (Taxus Baccata), il caprifoglio peloso (Lonicera xylostemum), il maggiociondolo alpino (Laburnum alpinum) e l’acero dei monti (Acer pleudoplatanus).
E’ una pianta sempreverde che può manifestarsi tanto sotto forma di arbusto di pochi metri che di albero che può raggiungere i 20 metri di altezza; le foglie ellittiche e coriacee con spine aguzze sono verde scuro e lucide; talvolta sui rami più alti sono appiattite e prive di spine. E’ dato trovare esemplari interamente privi di spine. Solo la pianta femminile porta i caratteristici frutti rossi che contengono da due a quattro semi, velenosi per l’uomo. I fiori dell’agrifoglio, che compaiono in primavera, sono piccoli e raccolti in infiorescenze all’attaccatura delle foglie. Quelli maschili hanno la corolla bianca, quelli femminili orlata di rosso. Il legno, bianco, duro ed omogeneo può essere perfettamente colorato in nero e viene utilizzato in ebanisteria e per tutti i lavori al tornio; inoltre i ramoscelli, molto flessibili, servono per i manici di svariati utensili. Dalla corteccia viene estratta la “pania”, una materia viscosa e tenace che, spalmata sui tronchi e sui rami degli alberi, serve a catturare gli insetti. Il rizoma, vale a dire una sorta di fusto orizzontale simile ad una radice, possiede qualità diuretiche e fa parte delle radici dette aperitive. pungitopo.jpg
Ha un lento accrescimento, ma la sua longevità e il suo pregio estetico lo rendono particolarmente sfruttato ai fini ornamentali; questo fatto unito alla raccolta spregiudicata dei rami con i frutti utilizzati per le composizioni natalizie ne hanno provocato una forte diminuzione su tutto il territorio nazionale. Viene spesso chiamato “pungitopo maggiore” distinguendolo così dal vero pungitopo, cioè il “Ruscus aculeatus L.”, una piccola pianta, alta dai 30 agli 80 cm, del sottobosco delle leccete; questa è caratterizzata da un robusto rizoma, sotterranea o superficiale, da cui diramano i fusti verdi con rami detti “cladodi” che sembrano foglie. Su questi rami piatti e pungenti che come le foglie svolgono la funzione clorofilliana, spuntano i fiori e le bacche rosse, come nell’agrifoglio. Le somiglianze fisiche e il comune utilizzo che ne è stato fatto, cioé quello di allontanare i topi da insaccati e carni affumicate, giustificano la confusione che si fa sui nomi.
Umberta Riboldi




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