Ogni terra si distingue per la varietà delle proposte che sa fare ai suoi ospiti.
Le nostre valli hanno saputo conservare nel tempo le tipicità alimentari e le produzioni tipiche che rappresentano una sorta di biglietto da visita del gusto, che viene meritatamente apprezzato. Le aree incontaminate sanno offrire prodotti che nascono in "purezza" e per questo sono ampiamente apprezzati.
Castagne, patate, mais, grano saraceno, frutta spontanea, selvaggina, formaggi sono solo esempi di una vasta gamma di proposte per chi ama lì alimentazione sana e base d'eccellenza per produrre una cucina saporita ed originale.
Le patate del Monte Alpet Quando vennero importate dall'America, certamente non si sospettava che avrebbero riscosso un così grande successo nell'alimentazione del mondo occidentale.
Il comune tubero si è adattato, riproducendosi con facilità e ad ogni latitudine e quota; Tuttavia alcuni luoghi hanno generato, nei secoli, patate migliori. Le patate coltivate negli appezzamenti più elevati delle nostre valli sono rinomate da sempre per essere particolarmente saporite, coltivate "more antiquo" dove una terra particolare origina una pasta particolarmente morbida e gustosa.
La patata divenne ingrediente principale della cucina povera, e servì per sfamare generazioni di abitanti della montagna più isolata ed impervia ed oggi, queste stesse ricette, sono ricercate dagli appassionati che ritrovano in esse la genuinità più schietta della cucina locale.
Queste patate oggi sono protette da un marchio che ne identifica l'origine e la coltivazione nelle terre alte di Roburent e dei comuni confinanti.


La frutta e la verdura Quando la sua vocazione era più prettamente agricola, Roburent produceva, oltre alle castagne, molta altra frutta e verdura. Rinomate e commerciate in modo proficuo per molto tempo furono le mele renette di Roburent. Fino al primo dopoguerra si faceva ancora buon commercio di pere, tra le quali le ormai rare Madernassa e Martin.
Roburent era nota, poi, per la produzione dell'aglio e di alcune varietà di fagioli che, coltivati a quest'altitudine e con una terra particolare assumevano una gustosità che li distingueva in modo netto.


Il grano saraceno Il Polygonun Fagopyrum, questo è il nome scientifico del grano saraceno o "furmentin", è una pianta spontanea originaria della Siberia e della Manciuria. La sua coltura si è propagata poi ad oriente, verso la Cina nel decimo secolo e nel Medioevo arrivò anche in occidente. Pare che i Turchi siano stati gli artefici principali nel processo di propagazione di questa pianta, infatti essi l'avrebbero introdotta prima in Grecia e poi nella penisola balcanica. Da questa ipotesi deriverebbe il nome di Grano saraceno, vale a dire grano dei turchi o mori. Un'altra asserzione è quella secondo la quale la diffusione sia avvenuta attraverso l'Asia e l'Europa del Nord ad opera delle migrazioni delle stirpi mongole che dalla Russia meridionale portarono il "furmentin" fino alla Polonia e alla Germania, da dove si sarebbe sparso nel resto d'Europa. Forse un po' di autenticità sta in entrambe le supposizioni, ed anche se oggi è difficile trovare conferme in un senso o nell'altro è probabile che la propagazione del grano saraceno nel mondo occidentale sia avvenuta contemporaneamente sia da nord che da sud.
Questo "furmentin" che oggi conosce nel monregalese una meritata riscoperta, è importante non solo per le sue eccellenti qualità gastronomiche ma anche perché si inserisce a pieno titolo tra i cibi tollerati dai celiaci che non possono alimentarsi coi derivati del grano comune per la loro intolleranza al glutine.
Oggi il grano saraceno si coltiva in varie aree del comune di Roburent dove le ampie radure soleggiate tornano a tingersi ogni primavera del rosso brillante del furmentin.
Il grano saraceno sopporta male il freddo, e pertanto esige di essere coltivato nel periodo primavera-estate, spazio di tempo durante cui riesce a svolgere celermente il proprio ciclo biologico. Questo vegetale manifesta un'evidente adattabilità a terreni dotati di reazione acida e, anche se nel nord dell'Europa e del Centro Europa questa pianta compaia come cultura principale, in Italia rappresenta soprattutto una coltura intercalare praticata dopo un cereale autunno-invernale, come per esempio la segale o più raramente, il frumento.

LA POLENTA SARACENA
Tra i ricordi del periodo in cui i mori invasero queste valli è rimasto anche questo alimento molto particolare, coltivato un tempo fino alle alte quote, nei campi terrazzati, per produrne farina e trasformarla quindi in polenta o pane. Il grano saraceno o "furmentin" come viene comunemente definito in queste valli, non è una graminacea ma una poligonacea ed è tollerato anche da coloro che soffrono del morbo celiaco e non possono alimentarsi con i derivati del grano. La più classica delle ricette ricavate da questa farina, che ha un bel colore grigio lucente, è la nota "polenta saracena", un tempo ricetta povera ed oggi ricercatezza dei palati più raffinati; si tratta di una polenta preparata con questa farina di "furmentin" e patate, che viene servita con un delizioso sugo di porri.


I funghi ed i tartufi Il Porcino è' il re dei funghi e lo si riconosce per il cappello tondeggiante che, nella parte superiore assume varie tonalità di marrone, variamente sfumate, mentre in quella inferiore è spugnoso e di colore bianco-giallognolo.
Il gambo varia dal colore beige al grigiastro e non è liscio, ma rivestito da un sottile reticolo dello stesso colore. Il suo profumo è molto gradevole e la polpa è bianca, soda ed estremamente saporita.
Viene cucinato in infinite maniere: trifolato col prezzemolo e l'aglio, per preparare sughi e risotti, fritto, sott'olio o sott'aceto. Seccato è ottimo per essere utilizzato durante l'inverno, specie per la preparazione di sughi; gli abbinamenti più comuni del sugo a base di funghi sono quelli con la polenta, con gli gnocchi e con le tagliatelle.



Il tartufo nero,
fratello minore del pregiato tubero bianco che nasce nelle vicine Langhe, offre il suo penetrante aroma a molti piatti nostrani, come i risotti, le tagliatelle ed altri piatti di pasta casareccia.
Gli appassionati "trifolau" lo scovano nei noccioleti della parte più bassa del nostro comune, grazie alla collaborazione ed all'insostituibile fiuto dei cani appositamente addestrati.







Il Formaggio Raschera Il formaggio Raschera è senza dubbio il più importante tra i formaggi di queste valli. Esso prende il nome dal lago omonimo che si trova alle falde del Mongioie e viene prodotto nell'ambito di una ben definita area che comprende i comuni di Roburent, Pamparato, Frabosa Soprana, Frabosa Sottana ed Ormea e possiede il marchio DOP (Denominazione di origine Protetta) attraverso il quale lo si identifica con certezza.
Esistono due varietà: una preparata col latte di stalla o dei pascoli di pianura ed un'altra sui pascoli di montagna che si può dotare del marchio "Alpeggio".
La sue forme possono essere tonde o quadrate dal peso variabile fra i 6 e gli 8 chili. Questo formaggio deve stagionare per un periodo minimo di due mesi, ma sopporta benissimo stagionature lunghe che donano un bel colore paglierino alla pasta, rassodandola e conferendole un sapore più accentuato.


Noci e nocciole La nocciola è un altro prodotto agricolo di prestigio che acquisisce sempre più importanza nel nostro territorio. La sua coltivazione è specializzata ed in continua espansione specie nelle Langhe e nel Monferrato.
Nelle nostre zone e nelle viene coltivata quasi esclusivamente la nocciola "Tonda Gentile delle Langhe" i cui frutti hanno qualità molto pregiata. Nel 1993 la TGL ha ottenuto dalla CEE l'Indicazione Geografica Protetta (IGP) con il nome di: "Nocciola Piemonte".
Il nocciolo, Corylus avellana L.,è un'antichissima pianta che vive e fruttifica allo stato selvatico in tutta Europa, in particolare sulle colline e sulle pendici dei monti, lungo sentieri e ruscelli. E' stata utilizzata dall'uomo già alla fine del periodo glaciale, quindi molto prima dell'olivo e della vite.
La nocciola si può consumare fresca appena raccolta, oppure in inverno come frutta secca o torrefatta. Sgusciate o torrefatte intere, in granella o in pasta le nocciole vengono impiegate nella preparazione dei torroni, del cioccolato alle nocciole, dei croccanti, dei gelati, delle torte e dei "gianduiotti" e nella pasticceria in genere ma una delle più tipiche preparazioni locali è la "cùpeta", una mi-scela di nocciole e miele posta tra due ostie. Una variabile di questo dolce vede l'utilizzo delle noci anziche delle nocciole.
Il nocciolo selvatico, che ora è diventato specie invasiva, dava e continua a dare un frutto assolutamente straordinario per gustosità.
Gli alberi selvatici producono nocciole piccole ma numerose ed estremamente saporite che oggi vengono utilizzate, come un tempo, nella preparazione dei dolci.
Le Noci locali, frutto che tutti conosciamo, sono oggi molto riva-lutate per il loro utilizzo nella preparazione di dolci. L'albero è presente in grande quantità, non tanto in frutteti densi ma in una sorta di "frutteto diffuso" sparso su ampia parte del nostro territorio.
Le Noci locali sono generalmente più piccole di quelle abitualmente in commercio ma il loro sapore è più intenso e deciso.


I biscotti e i dolci Le "paste di meliga" le troverete più o meno in tutti i bar della regione, per non parlare delle pasticcerie che quasi non potrebbero conside-rarsi tali senza questi dolcetti gialli, croccanti, profumati e dall'impasto non troppo fine, in quanto la grana della farina di mais si deve sentire sotto i denti. 
Il Presidio Slow Food ha focalizzato la sua attenzione sulle Paste di Meliga Monregalesi, prevedendo che esse vengano preparate secondo criteri tradizionali: zucchero, burro, uova biologiche fresche, e farina di frumento e di mais integrale macinata a pietra. Niente margarina, né aromi o conservanti.
Ma, soprattutto, è stata ricostruita una filiera all'insegna dell'alta qualità: alcuni contadini hanno reintrodotto l'antico Mais "Ottofile" ed è stato riattivato un mulino a pietra per la sua lavorazione.
Le paste di meliga devono essere gialle, croccanti, solubili in bocca, non untuose né dolciastre, con la granella della farina di Mais macinata a pietra avvertibile durante la masticazione.
Nel finale si deve percepire una lieve sensazione di tostatura. In alcuni casi le paste sono aromatizzate, in modo delicato, con scorza di limone, vaniglia o miele.

I nostri paesi sono noti anche per i loro dolci. Esistono specialità tradizionali prodotte da sempre, con continuità e rispetto delle tradizioni e sono ottimi prodotti sia perché gli ingredienti di base sono genuini sia perché operano in loco alcuni artigiani veramente capaci. Tra le specialità del territorio non bisogna dimenticare le "bugie" che non possono mancare dall'assaggio di chi passa di qui.


I Vini Le ultime propaggini alpine hanno prodotto, fin nel '900, uva da vino fino a quote considerevoli. Oggi questa tradizione è ridotta a produzioni molto limitate ma le nostre terre confinano con le Langhe, uno dei territori riconosciuti a livello mondiale per la qualità dei vini prodotti.
Accanto a noi si produce soprattutto Dolcetto ma siamo a due passi dai centri di produzione di Barolo, Barbaresco, Barbera, Moscato.
Vini di richiamo internazionale.


Salumi La salumeria cuneese è un presidio economico molto avanzato per l'alta qualità del prodotto che mette sul mercato. La tradizione delle montagne che vedeva l'allevamento in ogni cascina del maiale del quale "non si sprecava nulla" si è tradotta, nei tempi moderni, in una produzione artigianale o industriale che rispetta i canoni della vecchia maniera di produrre salami, salsicce, cotechini.









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